1934
Il ritorno tanto atteso in Messico si trasforma in un incubo. Mi trovo di fronte al più orribile dei tradimenti: mia sorella mi confessa la sua relazione con Diego. Distrutta come sono, non posso fare altro che lasciarlo, con un messaggio, che è come sempre un quadro: «Qualche piccolo colpo di pugnale». Ma dopo diverse settimane di separazione e di avventure nelle quali tento di stordirmi, ritorno da lui, consapevole che qualcosa ormai si è irrimediabilmente rotta.
1937
Riusciamo a risaldare, poco per volta, la nostra relazione, attorno ai grandi ideali rivoluzionari. Insieme manifestiamo contro la guerra civile che imperversa in Spagna e quando Trotsky, esiliato, sbarca in Messico, lo accogliamo in casa nostra.
Nello stesso modo in cui Diego è al centro del movimento artistico e culturale, Trotsky è al centro di un vortice politico. Lui è La Rivoluzione. E siete liberi di attribuirmi una relazione con quest'altro mostro della storia!
1938
Finalmente faccio una mostra tutta mia, vedendomi riconosciuto il mio lavoro, lontano dalla gigantesca ombra di mio marito. Il destino beffardo ha voluto che si svolga in quel paese che poco mi piace, gli Stati Uniti, precisamente a New York. Quelle settimane sono, tuttavia, tra le più felici della mia vita, come una grande boccata di aria fresca. Tutto grazie al grande successo ottenuto e grazie anche a Nicholas Murray. Anche lui è un fotografo, come mio padre, come Tina, e con lui vivo una pausa di tenerezza e spensieratezza, nella rovina della mia coppia.
8 Dicembre 1940
Il giorno del compleanno di Diego, ci sposiamo per la seconda volta.
Dopo dieci anni di storia violenta e tormentata, la nostra relazione finalmente si calma. Diego vive nel suo atelier di San Angel ed io, mi sistemo nella casa di mio padre, ormai defunto, che faccio dipingere di blu. La «casa azul» diventa il mio rifugio, un universo chiuso e protetto, nel quale ritrovo il mio equilibrio grazie alla pittura.
1943
Il grande slancio pittorico messicano degli anni '20 e '30 è in declino. Tuttavia, io vivo ancora con la mia pittura. Se continuo a realizzare i miei famosi autoritratti, sono spesso portata a dipingere altrettanto dei quadri su commissione, ritratti di borghesi ricchi.
Mi capita anche la fortuna di diventare professoressa alla scuola di pittura e scultura «la Esmeralda». Quando i dolori me lo permettono, porto i miei alunni a fare lezione per le strade della città .
Ma ogni giorno, per me, diventa più difficile e il mio corpo si rifiuta sempre più di obbedire.
13 Aprile 1953
C'è una festa in mio onore, finalmente, quella che attendevo da anni.
Presso la galleria di Arte Contemporanea, viene allestita la mia prima e unica mostra nel mio Paese.
Sono malata e stremata, tanto da arrivare in ambulanza alla mostra. Accolgo i miei amici e ammiratori, stesa in un grande letto a baldacchino che mi hanno sistemato al centro della galleria.
Sono felice e tranquilla, ma so bene che questi sono i fuochi d'artificio che annunciano il finale.